Da Garpez a Michelangelo grazie al Metodo Lualdi

GARPEZ: una metafora che ho provato nella mia vita

Chiunque sia cresciuto con la commedia italiana ricorda perfettamente la celebre scena di Tre uomini e una gamba. Davanti a quel pezzo di legno grezzo, il commento memorabile è impresso nella storia: “Il mio falegname con trentamila lire la fa meglio”. È la famosa gamba di Garpez. Rigida, tozza, inerte. Un ciocco di legno secco e sformato, pronto solo da ardere.

Questa immagine fa sorridere al cinema e sulle piattaforme di streaming. Purtroppo, però, è la realtà quotidiana che moltissime persone pesanti, o incastrate in una vita sedentaria da ufficio, affrontano ogni singolo giorno. È la situazione di chi passa ore seduto davanti a uno schermo. Di chi si alza solamente per mangiare e andare in bagno, sentendo ogni volta i polpacci, i piedi e le gambe duri come il cemento.

È il dramma di avere una caviglia così gonfia, edematosa e bloccata dai liquidi stagnanti. Una rigidità che fa fare fatica persino a piegarla per fare un passo normale o per allacciarsi le scarpe. Piedi imprigionati in una pelle secca e screpolata, asfissiata da una circolazione linfatica ferma. Il sangue non risale e i tessuti soffocano. Un blocco unico, rigido e grigio, che subisce il peso del corpo in modo totalmente passivo.

IL MITO DEL “TUTTO E SUBITO”

Per rimediare ci si affida spesso a santoni o a cure miracolose, tra cerotti che drenano dalla pianta del piede, tisane e creme per la cellulite. Si passa dai raschietti per i talloni alle creme per togliere la fatica, fino alla Tecar, ad altre terapie o a soluzioni passive come plantari, rialzi e coppette per i piedi, ecc. Sono tutti tentativi che a volte portano fino alla chirurgia, inutilmente, solo perché si vuole ottenere tutto e subito!

Io quella prigione la conosco benissimo perché ci sono passato. Nel 2020 facevo fatica a muovermi. I miei malleoli erano letteralmente scomparsi sotto il gonfiore e le vene erano un lontano ricordo. Camminavo malissimo, in forte ipersupinazione. Scaricavo tutto il peso sul bordo esterno del piede e distruggevo ogni articolazione e scarpa che provavo.

IL BAGNO DI REALTÀ

Quando Ivano ha visto le mie gambe per la prima volta è inorridito. La sua diagnosi è stata un bagno di realtà: erano gambe spente, rigide, prive di vita! Ci sono rimasto veramente male nel rendermi conto di come fossi caduto anche io, come capita a tantissimi, nella trappola di cure, curette e consigli da amici, fuffologi del benessere, influencer o pubblicità di prodotti che fanno bene solamente alle casse di chi li produce!

Effettivamente, con il senno di poi, la realtà era evidente: Ivano aveva ragione, ero un Garpez a tutti gli effetti. Riconosco anche che, nel mio profondo, ero così demotivato da scommettere meno delle “famose trentamila lire” sul mio futuro, vedendomi già condannato a una totale immobilità!

Ma chi mi segue sa che il sorriso e la positività non mi sono mai mancati. Ed è proprio con quella spinta che ho deciso che non potevo rassegnarmi a vivere bloccato. È lì che è iniziato il mio vero percorso con il Metodo Lualdi. Mi sono messo in gioco e ho iniziato finalmente ad ascoltare un professionista.

LO SCALPELLO MANUALE PER TRASFORMARE IL LEGNO INERTE IN MARMO VIVO

Il cambiamento non avviene con i desideri. Avviene con la terapia manuale e con la precisione clinica della massofisioterapia e del drenaggio linfatico profondo, supportati da infiltrazioni mirate. Le mani di Ivano hanno agito esattamente come lo scalpello di Michelangelo sul blocco di marmo grezzo. Non hanno fatto magie. Hanno operato un’azione di sottrazione profonda e necessaria per liberare la carne viva intrappolata sotto quella corazza di gonfiore, adipe e rigidità.

Attraverso i trattamenti in studio e le infiltrazioni terapeutiche mirate da parte del medico, il team del Metodo Lualdi ha iniziato a sbloccare le fasce muscolari tese e fibrotiche. Ivano ha drenato l’edema che toglieva mobilità alla mia caviglia e riattivato il ritorno venoso e linfatico. Inoltre il team ha supportato l’eliminazione dell’adipe che intrappolava i muscoli dei miei polpacci. Settimana dopo settimana, quella legnosità ha iniziato a cedere il passo. Il legno morto si è trasformato in marmo vivo, morbido e pulsante.

La caviglia ha ritrovato la sua escursione articolare. Il tendine d’Achille è tornato elastico e l’arco plantare ha ricominciato a respirare. La struttura era finalmente libera di muoversi senza dolore.

LE SCARPE: UN SUPPORTO VITALE ALLA TRASFORMAZIONE

Nel frattempo, grazie sempre al supporto di Ivano e del suo Team, ho anche cambiato totalmente le mie scarpe. Sono passato da modelli stretti e rigidi, sia nel tallone che nella pianta, e categoricamente con tacco o drop alto, a drop zero. Scarpe con pianta larga, morbidezza ed elasticità, con un’altezza da terra sempre minore e ammortizzante il giusto per supportare il lavoro del piede in maniera naturale.

Ho iniziato a cambiare prima le scarpe da corsa. Sembravo un alieno. Sono andato totalmente controcorrente rispetto a chi dice di volere due cuscini sotto i piedi e drop altissimi per il bene delle articolazioni. Tutto questo a me aveva provocato solamente asimmetrie, dolori ovunque e calcificazioni.

Adesso utilizzo solamente marche di scarpe che supportano naturalmente il mio piede. Così facendo, ho totalmente rimosso i problemi di ipersupinazione e i dolori a ginocchia e talloni. Ovviamente il tutto è stato accompagnato da una riabilitazione nel modo di camminare e correre. Si può dire che, “nel bel mezzo del cammin di nostra vita”, mi sono ritrovato a dover imparare di nuovo a camminare e a correre!

È vero che le calcificazioni sulle caviglie, frutto di anni di scarpe commerciali, sono ancora lì. Tuttavia, grazie al lavoro del Team e al mio impegno, si riducono a vista d’occhio e danno sempre meno fastidio.

Ricordo ancora le prime volte in cui Ivano lavorava sulle calcificazioni e Licia (la dottoressa del team) mi pungeva con l’ago per iniettare le infiltrazioni: stringevo i denti, mi mancava il fiato e la soglia del dolore veniva messa a dura prova! Oggi, invece, quando passo per la visita di controllo e assestamento, parliamo tranquillamente del più e del meno mentre lavorano sui miei tendini. Non sento quasi più nulla!

IL LAVORO DI SQUADRA: IVANO SBLOCCA, MA LA FATICA È DEL PAZIENTE

Ed è qui che esce la verità di questo percorso, quella che nessuno ti dice. Ivano e il suo Team ti liberano la struttura e ti tolgono le catene del dolore, ma poi non fanno miracoli da lettino. Se pensi di sdraiarti, subire il trattamento e aspettare il miracolo mentre continui a fare la stessa vita di prima, con il Metodo Lualdi non vai da nessuna parte.

Senza il tuo supporto attivo, senza la tua testa e senza la tua volontà, le mani del terapista e del suo team possono fare ben poco. Il Metodo Lualdi è un lavoro di squadra in cui il paziente è il motore principale.

Io ho preso quelle chiavi che Ivano e il suo team mi hanno dato. Ho iniziato a metterci la mia fatica e il mio impegno ogni singolo giorno. Mi sono sbloccato dal torpore e dall’apatia del lavoro da ufficio 24/7, fino a stravolgere le mie abitudini quotidiane:

  • Ho iniziato a bere moltissima acqua rispetto ai miei standard di un bicchiere a pasto, l’unica benzina capace di sostenere e far viaggiare il drenaggio attivato in studio;
  • Ho iniziato a muovermi, per quanto mi era possibile all’inizio, senza cercare scuse o piangermi addosso;
  • Sono uscito a camminare e poi a correre all’aperto, respirando aria buona e rimettendo in moto il cuore, i polmoni e la circulazione delle gambe;
  • Ho imparato a mangiare meglio, per nutrire i muscoli e spegnere l’infiammazione dall’interno.

Ci sono stati momenti duri. Temporali, inverni rigidi in cui il corpo chiedeva il conto e la fatica si faceva sentire. Ma la costanza e la fiducia nel processo mi hanno tenuto in piedi.

L’OPERA D’ARTE: UNA STRUTTURA VENOSA, REATTIVA E VIVA

Il risultato di questo percorso combinato permette di avere una metamorfosi biologica reale. Sono passato dal “ciocco da ardere” al “Michelangelo”.

Quando si guarda una scultura marmorea del genio rinascimentale, il marmo smette di essere pietra fredda. Vedi la tensione del muscolo, vedi le venature che affiorano, senti che c’è vita pura che sta per pulsare sotto la pelle. Ecco, ogni volta che smetto di correre, rivedo in me quelle stesse sensazioni di opera d’arte del creato che tutti noi siamo.

Oggi, quando le mani di Ivano toccano i miei polpacci, le gambe e i miei piedi, basta poco perché riconoscano l’artista. Per ringraziarlo, si riattivano quasi all’istante, pulsando di piena vita!

DA CASSANDRA A PROFEZIA CHE SI AUTOAVVERA

Nel 2024 scrivevo su queste pagine che, dopo i trattamenti, i miei piedi erano diventati irriconoscibili. Sembravano quasi da modello di Michelangelo, con le vene finalmente visibili. Oggi che continuo ad aumentare i pesi in palestra, a macinare chilometri e a potenziare la mia resistenza, posso dire che quella non era solo una bella frase.

Era una profezia biologica vissuta, e che continuo a vivere sulla mia pelle. Sono stato aiutato a trasformare una struttura morta in una struttura reattiva, flessibile, venosa, arteriosa e viva!

Passare dalla sedia alla Stramilano è la prova che cambiare si può. E poi, nonostante i temporali e gli uragani della vita di ognuno di noi, si può sognare. Ci si può immaginare di andare verso la maratona e verso traguardi ancora più grandi. È la prova che smettere di subire passivamente il proprio corpo è possibile.

Oramai il mio medagliere è bello folto e non vedo l’ora che arrivi la medaglia della prossima corsa! Ogni volta che partecipo a una nuova competizione soffro per la fatica come ogni singolo partecipante, forse anche di più. Durante il percorso, però, mi ritrovo a dare spazio al sorriso, felice di quello che sto facendo.

A ogni traguardo il mio sorriso è sempre più radioso: un altro obiettivo è stato superato, e questo mi dà la forza di essere pronto per la prossima sfida!

COME DICEVA ROCKY: «TUTTO IL MONDO PUÒ CAMBIARE!»

Ogni mattina in cui ci svegliamo e possiamo muoverci liberi, senza il freno a mano della rigidità, abbiamo il dovere di ringraziare e di darci da fare. Se senti che le tue gambe sono diventate legno rigido e gonfio a causa della sedentarietà o del peso, ricordati che puoi cambiare le cose. Ma tu devi decidere di essere parte attiva del tuo cambiamento.

Non è finita fino a quando non è finita: inizia anche tu il tuo percorso!

Andrea l’atleta 🙂

Mani di uno scultore che usa lo scalpello sul marmo con il titolo Da Garpez a Michelangelo grazie al Metodo Lualdi
Mani di uno scultore che usa lo scalpello sul marmo con il titolo Da Garpez a Michelangelo grazie al Metodo Lualdi

GARPEZ: una metafora che ho provato nella mia vita

Chiunque sia cresciuto con la commedia italiana ricorda perfettamente la celebre scena di Tre uomini e una gamba. Davanti a quel pezzo di legno grezzo, il commento memorabile è impresso nella storia: “Il mio falegname con trentamila lire la fa meglio”. È la famosa gamba di Garpez. Rigida, tozza, inerte. Un ciocco di legno secco e sformato, pronto solo da ardere.

Questa immagine fa sorridere al cinema e sulle piattaforme di streaming. Purtroppo, però, è la realtà quotidiana che moltissime persone pesanti, o incastrate in una vita sedentaria da ufficio, affrontano ogni singolo giorno. È la situazione di chi passa ore seduto davanti a uno schermo. Di chi si alza solamente per mangiare e andare in bagno, sentendo ogni volta i polpacci, i piedi e le gambe duri come il cemento.

È il dramma di avere una caviglia così gonfia, edematosa e bloccata dai liquidi stagnanti. Una rigidità che fa fare fatica persino a piegarla per fare un passo normale o per allacciarsi le scarpe. Piedi imprigionati in una pelle secca e screpolata, asfissiata da una circolazione linfatica ferma. Il sangue non risale e i tessuti soffocano. Un blocco unico, rigido e grigio, che subisce il peso del corpo in modo totalmente passivo.

IL MITO DEL “TUTTO E SUBITO”

Per rimediare ci si affida spesso a santoni o a cure miracolose, tra cerotti che drenano dalla pianta del piede, tisane e creme per la cellulite. Si passa dai raschietti per i talloni alle creme per togliere la fatica, fino alla Tecar, ad altre terapie o a soluzioni passive come plantari, rialzi e coppette per i piedi, ecc. Sono tutti tentativi che a volte portano fino alla chirurgia, inutilmente, solo perché si vuole ottenere tutto e subito!

Io quella prigione la conosco benissimo perché ci sono passato. Nel 2020 facevo fatica a muovermi. I miei malleoli erano letteralmente scomparsi sotto il gonfiore e le vene erano un lontano ricordo. Camminavo malissimo, in forte ipersupinazione. Scaricavo tutto il peso sul bordo esterno del piede e distruggevo ogni articolazione e scarpa che provavo.

IL BAGNO DI REALTÀ

Quando Ivano ha visto le mie gambe per la prima volta è inorridito. La sua diagnosi è stata un bagno di realtà: erano gambe spente, rigide, prive di vita! Ci sono rimasto veramente male nel rendermi conto di come fossi caduto anche io, come capita a tantissimi, nella trappola di cure, curette e consigli da amici, fuffologi del benessere, influencer o pubblicità di prodotti che fanno bene solamente alle casse di chi li produce!

Effettivamente, con il senno di poi, la realtà era evidente: Ivano aveva ragione, ero un Garpez a tutti gli effetti. Riconosco anche che, nel mio profondo, ero così demotivato da scommettere meno delle “famose trentamila lire” sul mio futuro, vedendomi già condannato a una totale immobilità!

Ma chi mi segue sa che il sorriso e la positività non mi sono mai mancati. Ed è proprio con quella spinta che ho deciso che non potevo rassegnarmi a vivere bloccato. È lì che è iniziato il mio vero percorso con il Metodo Lualdi. Mi sono messo in gioco e ho iniziato finalmente ad ascoltare un professionista.

LO SCALPELLO MANUALE PER TRASFORMARE IL LEGNO INERTE IN MARMO VIVO

Il cambiamento non avviene con i desideri. Avviene con la terapia manuale e con la precisione clinica della massofisioterapia e del drenaggio linfatico profondo, supportati da infiltrazioni mirate. Le mani di Ivano hanno agito esattamente come lo scalpello di Michelangelo sul blocco di marmo grezzo. Non hanno fatto magie. Hanno operato un’azione di sottrazione profonda e necessaria per liberare la carne viva intrappolata sotto quella corazza di gonfiore, adipe e rigidità.

Attraverso i trattamenti in studio e le infiltrazioni terapeutiche mirate da parte del medico, il team del Metodo Lualdi ha iniziato a sbloccare le fasce muscolari tese e fibrotiche. Ivano ha drenato l’edema che toglieva mobilità alla mia caviglia e riattivato il ritorno venoso e linfatico. Inoltre il team ha supportato l’eliminazione dell’adipe che intrappolava i muscoli dei miei polpacci. Settimana dopo settimana, quella legnosità ha iniziato a cedere il passo. Il legno morto si è trasformato in marmo vivo, morbido e pulsante.

La caviglia ha ritrovato la sua escursione articolare. Il tendine d’Achille è tornato elastico e l’arco plantare ha ricominciato a respirare. La struttura era finalmente libera di muoversi senza dolore.

LE SCARPE: UN SUPPORTO VITALE ALLA TRASFORMAZIONE

Nel frattempo, grazie sempre al supporto di Ivano e del suo Team, ho anche cambiato totalmente le mie scarpe. Sono passato da modelli stretti e rigidi, sia nel tallone che nella pianta, e categoricamente con tacco o drop alto, a drop zero. Scarpe con pianta larga, morbidezza ed elasticità, con un’altezza da terra sempre minore e ammortizzante il giusto per supportare il lavoro del piede in maniera naturale.

Ho iniziato a cambiare prima le scarpe da corsa. Sembravo un alieno. Sono andato totalmente controcorrente rispetto a chi dice di volere due cuscini sotto i piedi e drop altissimi per il bene delle articolazioni. Tutto questo a me aveva provocato solamente asimmetrie, dolori ovunque e calcificazioni.

Adesso utilizzo solamente marche di scarpe che supportano naturalmente il mio piede. Così facendo, ho totalmente rimosso i problemi di ipersupinazione e i dolori a ginocchia e talloni. Ovviamente il tutto è stato accompagnato da una riabilitazione nel modo di camminare e correre. Si può dire che, “nel bel mezzo del cammin di nostra vita”, mi sono ritrovato a dover imparare di nuovo a camminare e a correre!

È vero che le calcificazioni sulle caviglie, frutto di anni di scarpe commerciali, sono ancora lì. Tuttavia, grazie al lavoro del Team e al mio impegno, si riducono a vista d’occhio e danno sempre meno fastidio.

Ricordo ancora le prime volte in cui Ivano lavorava sulle calcificazioni e Licia (la dottoressa del team) mi pungeva con l’ago per iniettare le infiltrazioni: stringevo i denti, mi mancava il fiato e la soglia del dolore veniva messa a dura prova! Oggi, invece, quando passo per la visita di controllo e assestamento, parliamo tranquillamente del più e del meno mentre lavorano sui miei tendini. Non sento quasi più nulla!

IL LAVORO DI SQUADRA: IVANO SBLOCCA, MA LA FATICA È DEL PAZIENTE

Ed è qui che esce la verità di questo percorso, quella che nessuno ti dice. Ivano e il suo Team ti liberano la struttura e ti tolgono le catene del dolore, ma poi non fanno miracoli da lettino. Se pensi di sdraiarti, subire il trattamento e aspettare il miracolo mentre continui a fare la stessa vita di prima, con il Metodo Lualdi non vai da nessuna parte.

Senza il tuo supporto attivo, senza la tua testa e senza la tua volontà, le mani del terapista e del suo team possono fare ben poco. Il Metodo Lualdi è un lavoro di squadra in cui il paziente è il motore principale.

Io ho preso quelle chiavi che Ivano e il suo team mi hanno dato. Ho iniziato a metterci la mia fatica e il mio impegno ogni singolo giorno. Mi sono sbloccato dal torpore e dall’apatia del lavoro da ufficio 24/7, fino a stravolgere le mie abitudini quotidiane:

  • Ho iniziato a bere moltissima acqua rispetto ai miei standard di un bicchiere a pasto, l’unica benzina capace di sostenere e far viaggiare il drenaggio attivato in studio;
  • Ho iniziato a muovermi, per quanto mi era possibile all’inizio, senza cercare scuse o piangermi addosso;
  • Sono uscito a camminare e poi a correre all’aperto, respirando aria buona e rimettendo in moto il cuore, i polmoni e la circulazione delle gambe;
  • Ho imparato a mangiare meglio, per nutrire i muscoli e spegnere l’infiammazione dall’interno.

Ci sono stati momenti duri. Temporali, inverni rigidi in cui il corpo chiedeva il conto e la fatica si faceva sentire. Ma la costanza e la fiducia nel processo mi hanno tenuto in piedi.

L’OPERA D’ARTE: UNA STRUTTURA VENOSA, REATTIVA E VIVA

Il risultato di questo percorso combinato permette di avere una metamorfosi biologica reale. Sono passato dal “ciocco da ardere” al “Michelangelo”.

Quando si guarda una scultura marmorea del genio rinascimentale, il marmo smette di essere pietra fredda. Vedi la tensione del muscolo, vedi le venature che affiorano, senti che c’è vita pura che sta per pulsare sotto la pelle. Ecco, ogni volta che smetto di correre, rivedo in me quelle stesse sensazioni di opera d’arte del creato che tutti noi siamo.

Oggi, quando le mani di Ivano toccano i miei polpacci, le gambe e i miei piedi, basta poco perché riconoscano l’artista. Per ringraziarlo, si riattivano quasi all’istante, pulsando di piena vita!

DA CASSANDRA A PROFEZIA CHE SI AUTOAVVERA

Nel 2024 scrivevo su queste pagine che, dopo i trattamenti, i miei piedi erano diventati irriconoscibili. Sembravano quasi da modello di Michelangelo, con le vene finalmente visibili. Oggi che continuo ad aumentare i pesi in palestra, a macinare chilometri e a potenziare la mia resistenza, posso dire che quella non era solo una bella frase.

Era una profezia biologica vissuta, e che continuo a vivere sulla mia pelle. Sono stato aiutato a trasformare una struttura morta in una struttura reattiva, flessibile, venosa, arteriosa e viva!

Passare dalla sedia alla Stramilano è la prova che cambiare si può. E poi, nonostante i temporali e gli uragani della vita di ognuno di noi, si può sognare. Ci si può immaginare di andare verso la maratona e verso traguardi ancora più grandi. È la prova che smettere di subire passivamente il proprio corpo è possibile.

Oramai il mio medagliere è bello folto e non vedo l’ora che arrivi la medaglia della prossima corsa! Ogni volta che partecipo a una nuova competizione soffro per la fatica come ogni singolo partecipante, forse anche di più. Durante il percorso, però, mi ritrovo a dare spazio al sorriso, felice di quello che sto facendo.

A ogni traguardo il mio sorriso è sempre più radioso: un altro obiettivo è stato superato, e questo mi dà la forza di essere pronto per la prossima sfida!

COME DICEVA ROCKY: «TUTTO IL MONDO PUÒ CAMBIARE!»

Ogni mattina in cui ci svegliamo e possiamo muoverci liberi, senza il freno a mano della rigidità, abbiamo il dovere di ringraziare e di darci da fare. Se senti che le tue gambe sono diventate legno rigido e gonfio a causa della sedentarietà o del peso, ricordati che puoi cambiare le cose. Ma tu devi decidere di essere parte attiva del tuo cambiamento.

Non è finita fino a quando non è finita: inizia anche tu il tuo percorso!

Andrea l’atleta 🙂